CRITICA ALESSANDRINI

PASQUALE LUONGO E I LIBRI D’ARTISTA

 

Una sera ho regalato a Giorgio Celiberti un bel libro su Giotto. Eravamo a cena. Lui ha tirato fuori tre pennarelli e lo ha scarabocchiato tutto. Ma così fittamente che non si vedeva più cosa c’era sotto. Solo qualche brandello di fondo oro. Io mi sono anche un pò offeso. Ma lui mi ha detto che ha gradito molto il regalo. Gli aveva dato modo di fare un “libro d’artista”. A Pasquale Luongo non occorre neanche Giotto: gli bastano supporti molto più modesti, destinati a finire inesorabilmente nella spazzatura. Lui li prende, li tratta, li trasforma, e diventano degli oggetti di diversa funzione, non informativa ma comunicativa, non illustrativa ma artistica. Lascia emergere solo qualche immagine della pubblicazione originaria, dove gli fa gioco, e tutto il resto cambia semantica, a forza di strati di colore e di collages. L’ultimo che ho visto si intitola “Sneaking”, che vuol dire “nascosto”, ed è dedicato all’Africa, alla sua solitudine ed alla sua disperazione. Un susseguirsi di pagine, ognuna con la sua emozione, con la sua denuncia, con la sua metafora, a comporre un’articolata e complessa meditazione sul tema. E’ un’opera che va fruita evidentemente in modo diverso dalla tradizionale pittura, ed ha motivazioni ed esiti che rifuggono da quelli commerciali. I primi esempi risalgono alle avanguardie del primo Novecento e al Futurismo in particolare. Quelli di Fortunato Depero sono al MART di Rovereto. Se chiedete ad un motore di ricerca su Internet ve ne spiattella davanti a centinaia. Ovviamente ognuno muove da premesse diverse. In Luongo agisce probabilmente anche il fascino dei codici, dei manoscritti coevi alle tecniche di pittura che lui predilige, coi colori fatti da sè attraverso le ricette e le alchimie dei maestri del ‘400. E poi il libro come segno di divulgazione e di conoscenza: non a caso lui si dedica a trasferire i rudimenti dell’arte, a titolo del tutto gratuito, soprattutto a persone svantaggiate che ne traggono anche una gioia ed un sollievo psicologico. L’umanità è infatti il tema centrale della sua pittura, anche di quella pensata per la misura più tradizionale del quadro: la figura umana, il nudo, le posture dei corpi, campeggiano con un tratto sicuro, sintetico, che sa di arte africana, senza tentazioni realistiche ma con un continuo scavo che ne deforma i contorni e le prospettive. Nato a Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, nel 1952, Pasquale Luongo è da tempo tra noi ma solo di recente ha intrapreso una vera e propria carriera artistica. Era militare nell’Aeronautica. Quando è andato in pensione si è iscritto prima alla Scuola Internazionale di Grafica e poi alla stessa Accademia delle Belle Arti di Venezia, per dare sostanza ad un gusto per il disegno e la fotografia che aveva sempre avuto. Oggi è una nuova ed interessante presenza che va tenuta d’occhio per la sincerità dell’ispirazione, per lo spessore morale e per un’impostazione artistica seria, che rifugge dal dilettantismo e dalla banalità.

 

 

Portogruaro Dicembre 2008

Prof. Alessio Alessandrini

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